| APPARATO GENITO - URINARIO |
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La casistica.La casistica comprende 4 casi e nello specifico:
In relazione alla patologia neoplastica possono insorgere responsabilità professionali riguardanti l’aspetto diagnostico e terapeutico. Quanto all’errore diagnostico, le ipotesi che si configurano riguardano una patologia non tumorale che può essere erroneamente scambiata per neoplastica, o viceversa, oppure una neoplasia benigna che può essere ritenuta maligna, o viceversa. L’errore di diagnosi implica, nella maggior parte dei casi, un conseguente errore di terapia, ma un errore nel trattamento della patologia può verificarsi anche in caso di corretta diagnosi, quando venga praticata una terapia non idonea alla tipologia della neoplasia o alle condizioni cliniche del paziente.
Carcinoma renale La scheda 720 riporta il caso di un soggetto di sesso femminile di anni 58 sottoposto ad intervento chirurgico in seguito a diagnosi di “carcinoma renale” nel 1980. Cinque anni dopo venivano diagnosticate metastasi ossee trattate con radioterapia e interferone e in seguito venivano praticati numerosi altri interventi, di natura non meglio specificata nella sintesi del caso, per crolli vertebrali. Nel 1993 la paziente veniva sottoposta a radioterapia per rallentare l’evoluzione delle metastasi a livello della calotta cranica. In aprile dell’anno seguente la paziente veniva ricoverata nel Reparto di Medicina con diagnosi di “carcinoma renale metastatico” con comparsa di paraparesi. Le condizioni generali avevano portato i sanitari ad escludere un approccio immunoterapico a favore di un trattamento chemio-immunoterapico con fluorodeossiuridina (FUDR) in infusione endovenosa tramite pompa. Venivano, quindi, presi contatti con il centro ospedaliero più vicino alla residenza della donna per procedere a tale terapia. Dopo pochi giorni dall’inizio della terapia la paziente presentava diarrea e nel mese di giugno veniva ricoverata presso il Reparto di Medicina con diagnosi di “Grave ipotensione in carcinoma renale metastatizzato”. Alla dimissione veniva segnalato a livello del rene destro un carcinoma renale a cellule chiare con metastasi ossee, diffusione al rene controlaterale e shock ipovolemico transitorio. La paziente veniva quindi trasferita nel Reparto di Medicina 2 dove venivano rilevati pneumotorace iperteso a destra e normoteso a sinistra, versamento pleurico medio-toracico destro e ileo paralitico a genesi verosimilmente iatrogena. Il 4.7.1994 veniva trasferita in Chirurgia per insufficienza cardio-respiratoria, venivano segnalati episodi di vomito e polipnea. Il 25.7 la paziente decedeva nel Reparto di Chirurgia. Commento: nella valutazione medico-legale di tale caso veniva ritenuta adeguata la scelta del trattamento antitumorale effettuato ma veniva rilevata la presenza di profili di colpa professionale in relazione al mancato trattamento tempestivo delle complicanze insorte in seguito al primo ciclo di chemioterapia. La gestione clinica complessiva della paziente è stata ritenuta non conforme ai canoni della lex artis, dal momento che la sede scelta per effettuare la terapia ha comportato una mancata ospedalizzazione della paziente con conseguente ritardo nel trattamento della reazione avversa alla somministrazione di chemioterapia, che configurava un danno iatrogeno.
Carcinoma della vescica Il carcinoma della vescica si manifesta nei soggetti maschi con frequenza tripla rispetto alle femmine, in genere fra i 60 e 70 anni. Il sintomo di esordio più frequente è l’ematuria, micro- o macroscopica che si manifesta in circa il 75% dei pazienti. Altri disturbi, che possono essere l’unica manifestazione di una neoplasia vescicale, comprendono disuria, pollachiuria e minzione impellente. Altre manifestazioni, come l’ostruzione ureterale, il dolore pelvico, o sintomi da metastasi viscerali od ossee sono presenti come esordio in una minoranza di pazienti. Nella scheda 753 è riportato il caso di un soggetto di sesso maschile di 57 anni che veniva sottoposto ad un intervento chirurgico di cistectomia radicale e neovescica ileale per carcinoma vescicale. Il ricovero presso il Reparto di Urologia durava complessivamente dal 18.7 al 2.8.1994, nell’ambito di tale degenza veniva temporaneamente trasferito presso il Reparto di Rianimazione dal 19.7 al 20.7.1994. Il 2.8.1994 veniva trasferito presso il Reparto di Medicina Interna di un altro nosocomio dove decedeva il 4.8.1994. L’esame autoptico permetteva di attribuire la morte ad insufficienza cardio-respiratoria centrale da molteplici aree microemorragiche, su base ischemica, a sede bulbare, coinvolgenti i centri cardio-respiratori. Venivano rilevati inoltre edema polmonare, cerebrale ed esiti di pregressi infarti miocardici. La documentazione in atti esaminata dal CTU si rivelava particolarmente lacunosa e non permetteva di riscontrare nel suddetto caso la presenza di profili colposi a carico dei sanitari. Nella condotta di questi ultimi veniva tuttavia riconosciuta l’inosservanza di norme deontologiche con conseguenti riflessi disciplinari per l’inadeguata assistenza morale prestata al paziente. La responsabilità disciplinare riguarda tutti gli iscritti all’Albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri, sui quali esercitano compiti di vigilanza gli Ordini professionali. Le infrazioni possono riguardare i doveri generali del medico, i rapporti tra medico e paziente, i rapporti tra medico e Enti pubblici o privati e i rapporti tra colleghi.
Carcinoma prostatico Nella scheda 556 è riportato il caso di un soggetto di sesso maschile di anni 75 ricoverato nell’aprile del 1992 presso il Reparto di Ortopedia con diagnosi di “Sindrome vertebrale dolorosa con osteoporosi diffusa e crollo somatico di L1”. Nel giugno dello stesso anno il paziente subiva un altro ricovero presso la Divisione di Ortopedia, nell’ambito del quale veniva trasferito, dopo sei giorni dall’ingresso, presso il Reparto di Medicina interna per “episodio di emottisi (valvulopatia mitro-aortica con segni di impegno polmonare), flebopatia ed erisipela arto inferiore sinistro e sospette osteolisi costali”. In data 27.6.92 veniva richiesta una consulenza anestesiologica per “dolori in sede lombare, metastasi ossee”. Il 29.6.92 alle ore 16.20, durante l’esecuzione della TC ad domino-pelvica il paziente decedeva. In seguito ad esame autoptico il decesso veniva ricondotto ad arresto cardiaco funzionale improvviso in paziente portatore di una complessa cardiopatia ed affetto da carcinoma scirroso prostatico, pressoché indifferenziato, infiltrante la vescica, il retto ed i tessuti molli retropubici, in fase di metastatizzazione ematogena e linfonodale istologicamente documentate e con metastasi ossee osteolitiche radiologicamente apprezzate.
Seminoma Il varicocele è una dilatazione varicosa del plesso pampiniforme; queste vene originano dal complesso testicolare (epididimo e didimo) e risalgono verso l’alto lungo il cordone spermatico nel canale inguinale; la dilatazione delle vene spermatiche può essere primitiva, e in questo caso interessare soprattutto il testicolo sinistro, o secondaria a qualsiasi forma morbosa in grado di comprimere la vena testicolare o le vene a monte. Quando è sintomatico, produce una vaga sensazione di peso allo scroto o dolore e sensazione di disagio, soprattutto a seguito di un esercizio fisico o di prolungato ortostatismo. La diagnosi si fonda sull’esame obiettivo e si avvale dell’utilizzo dell’ecografia scrotale, dell’ultrasonografia color-doppler, valutazione del quadro seminale attraverso spermiogramma, biopsia testicolare e dosaggi ormonali.
Bibliografia 1) Albertazzi A, Porena M.; “Malattie del rene, delle vie urinarie e dell’apparato genitale maschile”, Ed. Piccin, Padova, 2003; 2) Baima Bollone P.; “Medicina legale”, Giappichelli ed., Torino, 2003; 3) Bianco A.; “Manuale di Oncologia clinica”, McGraw-Hill, Milano, 1996; 4) De Kernion J.B, Mukamel E.; “Valutazione del dolore e/o della tumefazione acuta dello scroto” in “Difficoltà diagnostiche in urologia”, Momento Medico, Salerno, 1990; 5) Harrison; “Principi di Medicina Interna”, McGraw-Hill, XIV ed., Milano, 1999. |
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